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Cappella Palatina: un mare di tessere dorate

Cappella Palatina Palermo

Ci sono posti che rimangono nel cuore e uno scatto fotografico sta a ricordarci l’emozione vissuta: la Cappella Palatina di Palermo è proprio uno di questi, così abbiamo deciso di inserirla in #SocialCorner, la nostra rubrica dedicata ai luoghi più instagrammabili di sempre.

Capolavoro assoluto
Le religioni e la diversità ai nostri tempi sono sempre più strumentalizzate per allontanare i popoli e gli individui. Crediamo che ci sia bellezza ovunque e che, come scrisse Lord Baden Powell, in ognuno di noi c’è almeno il cinque percento di buono.

L’arte e uno dei linguaggi che favorisce l’interazione, rendendo possibile l’inclusione e una proficua e serena convivenza. Lo testimonia quella che per Oscar Wilde è la meraviglia delle meraviglie: la Cappella Palatina, il capolavoro assoluto dell’arte medievale ed esempio del dialogo tra le culture d’Oriente e Occidente.

Edificata e realizzata con la pianta tipica di una basilica latina, il presbiterio a cupola semisferica di tradizione bizantina, gli archi delle navate e i soffitti dipinti secondo la tradizione, ci suggeriscono, che in quel periodo a Palermo, grazie alle sapienti scelte di Ruggiero II, le maestranze bizantine, musulmane e latine, misero in comune le specifiche competenze e capacità.

La Cappella Palatina testimonia qualcosa su cui riflettere.
Siamo avvolti da milioni di tessere dorate che rivestono tutte le pareti della Cappella Palatina, dal “mare” di tessere oro emergono le immagini trionfali del Cristo Pantocratore, degli angeli, dei santi, sono narrate le storie degli Apostoli Pietro e Paolo e quelle della vita di Gesù.

I soffitti presentano ornamenti di piante e animali, ma anche figure umane, quest’ultime espressamente vietate dalla tradizione musulmana, ma in questo posto unico furono dipinte. Individuiamo soggetti ritratti mentre suonano, danzano, giocano a scacchi e sono rappresentate scene di caccia, di guerra, d’amore, una rarissima eccezione, unico caso presente in Sicilia dove l’arte islamica è permeata dal gusto e dalle concezioni nordiche.

Quando si dialoga, ci s’incontra e si condivide. Dagli incontri può nascere l’arte e dall’arte si può riprendere a dialogare.

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