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Fondazione Fedrigoni Fabriano

Fondanzione Fedrigoni Fabriano

Il nuovo #SocialCorner è a Fabriano, la città dove da 800 anni si crea senza interruzioni la carta. Dal processo di produzione dei fogli di stracci fatti a mano con i relativi strumenti, alla realizzazione dei punzoni con la tecnica della galvanoplastica necessari per fare i fogli in chiaroscuro artistici, alle filigrane, alla scoperta del preziosissimo patrimonio cartario, un mondo meraviglioso, “pagine” di storia da sfogliare e guardare in controluce.

Fondanzione Fedrigoni Fabriano

Se si pensa alla città di Fabriano, immediatamente viene in mente la carta. Chi non ricorda gli album da disegno e le risme con la filigrana? Ebbene sì! Stiamo entrando nelle storiche cartiere di Pietro Miliani, quelle dismesse negli anni 70, che sono state una “pagina” importante della produzione cartaia fabrianese.

Oggi la produzione è stata spostata altrove, sempre sul territorio cittadino, mentre qui trovate la Fondazione Fedrigoni Fabriano, dove è custodito il grande patrimonio cartario, l’archivio e le filigrane di questa straordinaria impresa.

Un luogo dove la produzione di carta non è stata mai interrotta dove sono custodite le veline e i telai delle filigrane che sono tutt’oggi in produzione, ma allo stesso tempo è un percorso dove poter comprendere quelle che sono le tecniche per realizzare i preziosi fogli di stracci.

Il suono dello scorrere dell’acqua è la prima cosa da cogliere durante la visita. L’acqua è l’elemento essenziale per la produzione, nello specifico quella del fiume Giano che attraversa pure la città.

L’acqua era fondamentale, per la cartiera di Pietro Miliani nata nel 1782, per la cartiera Vallemani e quella Mariotti, inglobate successivamente dalla stessa Miliani e delle quali non è rimasta traccia quando giunsero maximacchine che richiesero spazi adeguati per accoglierle e lo è stata per tutti i produttori della carta fin dal tredicesimo secolo. 

Il tavolo del formista, l’impasto di fibre e stracci, cotone, canapa, lino, la pila, i magli, il tino, il telaio, il lavoro dei polsi del lavorante, il ponitore, il tavolo a schiena d’asino, il feltro, la collatura con la gelatina animale, il carniccio, il levafoglio, l’asciugatura a corde sono alcune azioni e termini che diventano familiari mentre scopriamo le fasi di lavorazione esposte all’interno del deposito.

È emozionante scoprire che qui si diede inizio a una rivoluzione: alla produzione della carta occidentale. L’introduzione, in fase di collatura della gelatina animale, infatti, diede alla carta fabrianese la caratteristica della durata, cosa che la carta araba collata con amidi vegetali non aveva, in quanto facilmente deperibile. Non è un caso che i notai scelsero la carta prodotta nella città marchigiana proprio per la sua qualità e durata.

Dopo il primo step dedicato al come si realizza la carta di stracci, ci si avvia al deposito alla scoperta delle filigrane. Alcune veline metalliche sono disposte come tende per separare visivamente gli spazi del deposito. Su una velina è impressa la croce pomata, il primissimo simbolo delle filigrane fabrianesi, su un’altra le tre F della Fondazione Fedrigoni Fabriano. Il deposito conserva ben 10000 strumenti per realizzare la carta a mano in chiaro scuro che sono tuttora utilizzati. 

Una tavoletta di cera che un incisore ha lavorato ad arte in controluce asportando parti di cera viene, una volta terminata, ricoperta con polvere di grafite. La tavoletta servirà per realizzare i punzoni positivo e negativo con la tecnica della galvanoplastica.

Viene descritto fin nei minimi dettagli il procedimento che richiede ben sei giorni prima che gli ioni di rame si posino sulla superficie della cera e poi altri sei giorni per realizzare il punzone negativo utilizzando come strumento lo stesso punzone appena nato in modo tale che i due punzoni siano perfettamente coincidenti. Un procedimento ormai abbandonato e sostituito con un altro metodo molto più celere.

Liquore Strega, Fiat, Pirelli, molti stati nazionali sono stati e sono clienti. Nomi eccellenti come quello di Federico d’Austria che fece realizzare, nel 1846, il pezzo unico del deposito: una forma a vergatura a spina di pesce e poi Bodoni, Rosaspina, Morgen le altre celebrità che apprezzarono la carta di Francia detta anche velina per la particolare trasparenza.

L’opera omnia di Gabriele D’Annuzio fu stampata su carta con la filigrana col celebre motto, inciso anche sul frontone all’ingresso del Vittoriale, “Io ho quel che ho donato”. In archivio è conservato un testo stampato con una dedica e la firma con le iniziali scritte dello stesso Vate abruzzese che vi assicuriamo non lascia emotivamente indifferenti.

Un socialcorner particolarissimo, un viaggio che potete “sfogliare” alle Cartiere Miliani che la Fondazione Fedrigoni Fabriano propone in determinati periodi dell’anno e su richiesta.

Il deposito che dal 2016 conserva lo straordinario e prezioso patrimonio delle cartiere possiamo dirlo con certezza non è un museo è anzi, un luogo vivo dove poter vivere e rivivere gesti che si ripetono da 800 anni.

Per tutte le informazioni potete visitare il sito della Fondazione Fedrigoni Fabriano www.fondazionefedrigoni.it, mentre per altri #SocialCorner cliccate qui.

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