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Il castello sul mare di Roseto Capo Spulico

Roseto Capo Spulico

Il castello sul mare

Andando verso il sud d’Italia, superata una curva della statale 106 jonica dell’Alto Cosentino in un punto che costeggia il mare, appare maestoso un castello, il castello federiciano di Roseto Capo Spulico. Detto “Castrum Petrae Roseti“, è stato eretto nel secolo XI in epoca normanna su uno sperone di roccia a picco sul mare sui ruderi di un antico edificio religioso .

Le pareti del castello verso est sono un’unica blocco con la roccia sottostante. Pare che il maniero sia lì a “proteggere” i bagnanti, che si assiepano nei periodi caldi dell’anno, armati di ombrellone che con fatica conficcano sulla spiaggia ghiaiosa. I sassi sono arrodondati dal vento e dalle onde del mare. I vacanzieri, disposti in fila lungo la battigia, godono dei benèfici effetti del sole e del refrigerio dell’acqua del mare tinta di turchese e cobalto.

Tancredi, Roberto, Ruggero e Costanza

Il castello in realtà è stato edificato per difendere la costa ed aveva la funzione di segnare il confine tra i possedimenti dei due fratelli e figli di Tancredi d’Altavilla, Roberto il Guiscardo (n. ca. 1015 – Cefalonia 1085) e Ruggero II (n. 1095 – m. Palermo 1154). Ruggero è il noto padre di Costanza d’Altavilla (n. 1154 – m. 1498), la “gran Costanza”, celebrata da Dante Alighieri ne La Divina Commedia, madre dello “stupor mundi” Federico II di Svevia.

Roberto il Guiscardo oltre ad aver fatto erigere il castello, ha apportato interventi anche al borgo di Roseto situato più in collina. Il nome del comune calabro, trova origine ai tempi della Magna Grecia, il paese era, infatti, una delle città satellite di Sibari, dove si coltivavano le rose i cui petali erano utilizzati per imbottire i guanciali delle donne sibarite.

Federico II e la Sacra Sindone

L’opera difensiva di Roberto, è stata rivista successivamente da Federico II il quale ha apportato nuovi interventi e lo ha consegnato ai posteri con un mistero. Secondo alcuni storici il maniero è appartenuto ai templari e pare sia stato una delle tappe che hanno permesso la salvaguardia della Sacra Sindone che è giunta con certezza a Lirey, poi Chambéry ed infine Torino, dove è tuttora custodita.

Per noi oltre al mistero, a rendere speciale questo luogo, è la meravigliosa cornice naturale che in questa parte della costa calabra è scenografica e contribuisce a rendere in castello ancor più magico.

I colori sono intensi in Calabria sia in una giornata di sole, sia in una giornata grigia, magari non è un fatto reale, ma abbiamo la sensazione, ogni volta che veniamo in questa regione, che le tinte siano più decise e forti.

Come in un film

Seduti sulla spiaggia immaginiamo il castello durante le mareggiate invernali, quando le onde si infrangono contro lo sperone di roccia su cui poggia e si creano quelle biancastre goccioline salate nebulizzate che sollevandosi nell’aria formano nuvolette trasportate via dal vento e già ci pare di essere in una scena di un film.

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