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Un giro a Benevento

Hortus Conclusus Benevento

La città delle “Strega” e di Paladino

Quando pensiamo a Benevento ci vengono in mente, i sabba delle streghe, che compiono i loro riti nei giorni del solstizio d’estate, il Premio Strega e ovviamente l’omonima bevanda alcolica.

Sarà una coincidenza? Uno dei due fiumi che attraversano la città si chiama Sabato. Che dite? Il fiume ha assunto il nome dai sabba o magari è il contrario? 

Benevento è la città di Mimmo Paladino. In realtà l’artista, uno dei nostri preferiti, è nato in un comune limitrofo: a Paduli. Già abbiamo scritto su Paladino in occasione di un racconto che abbiamo scritto sul guerriero di Capestrano. Amiamo le sue opere dalle quali si comprendono le sue radici che affondano chiaramente nel suo territorio dal quale trae nutrimento. Egli stesso afferma che nel suo “… bagaglio delle esperienze visive troviamo i longobardi, la romanità, l’arte arcaica” della quale si serve per poi procedere con la sua arte.”

L’arco, il teatro e la chiesa longobarda

Passeggiando a Benevento, cogliamo il senso delle sue parole. Il primissimo monumento che ci attira, è la Rocca dei Rettori. La rocca sorge in un’area che da sempre è stata vissuta, fin dalla fondazione della città, e ha cambiato, di volta in volta attraverso i secoli, le strutture architettoniche e le funzioni, a seconda delle necessità della popolazione e dei poteri.

La leggenda vuole che Benevento sia stata fondata dal greco Diomede, dopo la distruzione e l’incendio di Troia. La fondazione sembra che si debba, in realtà attribuire agli Osci. La città è il centro degli Irpini nel Sannio. Le testimonianze di questo periodo sono custodite al Museo del Sannio. Ai romani, invece, l’origine del nome che da Maleventum lo cambiarono a Beneventum, dopo la vittoria ottenuta su Pirro. Il bel teatro e il monumentale arco di Traiano, sono le imperdibili testimonianze di quel periodo, ma ci sono molte altre sparse qui e là in città daa andare a scoprire.

Durante il Medioevo, il capoluogo è stato conquistato, prima dai Goti, poi dai Bizantini e a seguire dai Longobardi, che ne hanno avuto il controllo dal 571 fino al 1077. Il monumento rappresentativo sui longobardi è il complesso di Santa Sofia e in particolare la chiesa. È un edificio di eccezionale interesse per l’architettura europea del primo medioevo. Lo sottolinea il fatto che è iscritto alla Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO dal giugno 2011.

Il duomo

Il duomo di Benevento, sarebbe corretto chiamarlo, Cattedrale metropolitana di Santa Maria de Episcopio, è l’altro monumento da vedere in particolare la sua facciata. Peccato che la struttura è stata totalmente distrutta in seguito a un bombardamento avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Il duomo di Benevento è il primo tempio cristiano eretto in città. La fondazione risale agli inizi del VII secolo, ma le dimensioni attuali risalgono alla riedificazione dell’VIII secolo e ciò che vediamo oggi e la ricostruzione postbellica.

L’hortus conclusus

Il luogo che più ci ha colpito del capoluogo di provincia campano, è l’Hortus conclusus di Mimmo Paladino. Il luogo di quiete e di silenzio del convento dei domenicani dove i monaci coltivavano piante e alberi che soddisfavano le necessità della comunità, è stato in gran parte riletto dall’artista, che gli ha dato una nuova funzione, donandogli nuovi significati.

Le antiche mura che cingono l’hortus, custodiscono gli elementi architettonici: in alcuni dei quali scorre o gocciola acqua, le piante, le opere d’arte. Tutti gli elementi dialogano tra loro e comunicano e sussurrano messaggi a chi vi si inoltra per goderne. Se l’Hortus era per gli uomini che vivevano in convento un luogo dove trarre nutrimento e cura di se, a noi ci ha suggerito di prenderci cura di noi stessi e nutrirci d’arte. Ognuno trovi il proprio senso dell’Hortus.

Le parole di Paladino

Usando le parole di Paladino: “Il significato è nascosto all’artista stesso, poi succede questa alchimia misteriosa, lui vede quello che gli altri non vedono, ma, quando è esposta e palesata, il pubblico legge delle cose che l’artista non conosceva”. Dove “L’opera d’arte è il lungo e lento cammino che l’uomo ha sempre fatto, il mistero, è che continua a tracciare dei segni con qualunque mezzo. L’artista stesso non smetta di stupirsi e probabilmente di stupire chi li guarda.”

Se vi è piaciuto il nostro racconto su Benevento, potete scoprirne altri sulla nostra rubrica #ItaliaIn240re. Se non volete perdere i nostri scatti e i nostri video seguiteci su Instagram @charmenoff

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