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Grotte di Castellana il viaggio al centro della terra

Grotte di Castellana grotta Bianca

La grotta e l’uomo

Alle Grotte di Castellana si compie un vero e proprio viaggio nelle viscere della terra. Questa esperienza ci ha fatto fare qualche riflessione… La caverna è l’immagine simbolo e al tempo stesso archetipo in ambito filosofico, alchemico, psicologico, mitologico e religioso. La grotta è un luogo di nascita e di rinascita. È percepita come un luogo di pericoli e di imprevisti. Un luogo di morte, ma è anche un riparo naturale, una cavità uterina, una abitazione, una casa. Celeberrimo è il mito della caverna di Platone, dove il filosofo greco esprime il suo pensiero filosofico, descrivendo la condizione umana e le modalità per cambiare il proprio destino.

La pietra celata alla vista

L’espressione latina, utilizzata in letteratura alchemica Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem Veram Medicinam, il cui acronimo è vitriolum, che tradotto recita Visita l’interno della terra e rettificando troverai la pietra nascosta che è la vera medicina, invita a discendere nelle viscere della terra alla scoperta della pietra celata alla vista.

Il valore simbolico dell’oscura cavità aumenta grazie ad altri elementi mitici. L’opera fondamentale di Ermete Trismegisto, la celebre Tavola Smaragdina o Smeraldina, è stata ritrovata secondo la tradizione nelle mani della mummia di Hermes sepolto in in una grotta.


Dalla psicologia, alla mitologia, alla religione

Anche da un punto di vista psicologico, l’immagine che si ha sull’entrata dell’inconscio è spesso visualizzata come un ingresso a delle grotte, che si sviluppa con racconti di viaggi negli inferi.

La caverna è il luogo di nascita di Dioniso, Hermes e Mithra, ma anche il luogo dove passò Orfeo per discendere nell’Ade alla ricerca di Euridice: il simbolo della sua anima perduta.

Da un punto di vista religioso, la tradizione relativa alla teofania cristica, vuole che Gesù sia nato in una grotta a Betlemme e dai testi biblici apprendiamo che è risorto dopo essere stato deposto in un sepolcro.

Franco Anelli e Vito Matarrese

Quante riflessioni mentre entriamo nelle Grotte di Castellana. Chissà quali riflessioni hanno fatto, invece, la mattina del 23 gennaio del 1938 quando il professor Franco Anelli scendendo, insieme a Vito Matarrese, con una scala di corda nella grotta detta la Grave. I due dopo essere scesi per 70 metri, nel buio più totale, equipaggiati con una flebile luce, si trovarono di fronte a una meraviglia della natura, le Grotte di Castellana.

Il nostro viaggio

Il nostro Viaggio al centro della terra, è molto diverso rispetto a quello descritto da Jules Verne, è di 3km tra caverne, voragini, corridoi a cui sono stati dati, in base alla somiglianza di alcune concrezioni stalagmitiche o stalactitiche presenti nelle diverse grotte, i più disparati nomi.

Dalla grotta detta La Grave, superiamo le Colonne d’Ercole entrando nella Grotta della Lupa Capitolina, proseguendo per il Cavernone dei Monumenti e la Caverna della Civetta. Attraversando il Corridoio del Serpente, la Caverna del Precipizio ed il Piccolo Paradiso, si percorre poi il lungo Corridoio del Deserto, la Caverna della Torre di Pisa e la Caverna della Cupola. Si giunge, infine, alla candida e spettacolare Grotta Bianca.

Dalla Nigredo all’Albedo

Giocando un po’ con il percorso alchemico, ci pare di entrare nel buio della Nigredo della Grave dove, prima che fosse ripulita, venivano gettati al suo interno dall’apertura del tetto della grotta, scarti di ogni tipo, in particolare quelli della spremitura delle olive, per poi giungere, dopo un lungo peregrinare di grotta in grotta, attraversando anche il deserto, fino all’Albedo, la luce piena della Grotta Bianca. Un viaggio dove ci accompagna un Virgilio d’eccezione, che nel nostro caso si chiama Vincenzo.

Se ti è piaciuto il nostro racconto sulle Grotte di Castellana puoi trovare altri luoghi inconsueti cliccando qui. Se non vuoi perdere i nostri scatti, seguici su Instagram @charmenoff

“Il mistero è ciò che ha spinto gli uomini a lasciare le grotte, a uscire dal grembo della natura.”

Stephen Gardiner
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