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Sognando le Raja Ampat

Wayag Island Raja Ampat

Immagina un viaggio ai confini del mondo, che magari non avresti mai pensato di fare, e che decidi di viverlo perché andare, per noi viaggiatori, è come inspirare, e tornare è come espirare. Andare, in una terra lontana, lontana, per noi italiani, è realmente una meta ai confini della terra. Per raggiungere il paradiso abbiamo utilizzato un’auto, quattro aerei, due trenini, due bus, due taxi e un battello. Finalmente ecco le Raja Ampat, in Indonesia.

Scoprire un’Indonesia che non è soltanto quella dei Templi, di Bali o delle foreste delle scimmie. È una parte di una nazione, dove ci sono quattro grandi isole, chiamate i Quattro Re, e una galassia di tante innumerevoli isole, isolotti, scogli e spuntoni che fuoriescono, come se fossero funghi, da un mare che ha tutte le tinte, o quasi, che neanche Claude Monet ha usato nella sua tavolozza quando ha dipinto la serie della Cattedrale di Rouen.

Isole di roccia e spiagge che hanno una sabbia così fine da sembrare borotalco. Isole ricoperte dalla verdissima e lussureggiante vegetazione abitata da ogni specie animale, soprattutto uccelli dal piumaggio sfavillante che emettono suoni che non hai mai udito. È quella parte del mondo che ti domandi perché il cielo ha quei colori che non hai mai visto, e tramonti che paiono pennellati. Le tinte, rosso e arancio, sono così intense, che di così belle, non le abbiamo mai viste.

L’acqua è zeppa di fauna marina di ogni colore: spicca quella colorata di giallo, di rosso, di blu e di viola. Molti di quei pesci “abitano” vicino alla barriera corallina: si riescono a vedere già dalla barca, ma quando ti immergi in acqua, si avvicinano a tal punto che quasi li puoi toccare. Non ti stufi di osservarli mentre si muovono affaccendati dalle loro cose. Tu nel frattempo, nonostante hai il boccaglio, per vederli un po’ più da vicino, tieni la testa sott’acqua e ti immergi ancor più in profondità trattenendo l’aria nei polmoni, dimenticandoti di respirare. Vana è la speranza che ti si formino sul collo le branchie per poterti trattenere più a lungo sotto il pelo dell’acqua.

E poi scenari mozzafiato che raggiungi solo in barca e che devi arrampicarti per poterne godere, raggiungendo la cima di un’isola con fatica. Lo sforzo è presto dimenticato per lo spettacolo senza pari che si apre davanti agli occhi. La fatica della discesa per tornare sulla barca neanche la avverti per quanto si è assuefatti dalla bellezza. È l’Indonesia che in pochi conoscono perché il governo l’aveva interdetta ai turisti, preservandola a lungo, e che ora è possibile visitare.

Gli indonesiani delle Raja Ampat sono persone che trasmettono serenità. I bambini in particolare, hanno il sorriso stampato sul viso, occhi scuri come la pece e profondi. Sono persone pacate con una straordinaria dignità. Sanno essere autoironiche e la disponibilità che hanno è attenta senza invadere. I saggi dicono che l’anima della persona si vede attraverso gli occhi, infatti gli sguardi degli indonesiani ti restano dentro perché donano più di quanto si possa immaginare.

Le nostre tappe

Wayag Island

Wayag Island è la meraviglia delle meraviglie. Armatevi di guanti e scarpe adatti per una arrampicatina di un centinaio di metri di dislivello. Potrebbe essere impegnativa per chi non si è mai cimentato in queste esperienze, ma se volete vedere il paradiso in terra è il prezzo da pagare. La barca si accosta alla parete scoscesa dell’isola. Con un balzo dal natante ci si ritrova fin da subito sulla parete da salire per raggiungere la cima: ci si arriva senza fiato, ma la vista mozzafiato merita lo sforzo. Sempre in quest’isola, ma su una spiaggia in altro lato, in barba a tutti i film sugli squali che hanno terrorizzato intere generazioni, cominciando da “Lo squalo” di Steven Spielberg tratto dal romanzo “Jaws” scritto da Peter Benchley, si fanno “incontri ravvicinati” con le verdesche che nuotano a ridosso del bagnasciuga.

Piaynemo

Piaynemo è già una località più commerciale e accessibile a tutti. Una comoda scalinata in legno conduce sulla terrazza appositamente realizzata in cima all’isola: qui si apre un’altra vista spettacolare sull’arcipelago. Tornati al porticciolo potete trovare “il cocco bello” delle Raja Ampat che vi servirà in prima battuta il latte di cocco da sorseggiare direttamente dal frutto, di cui, una volta tagliato in due, assaggerete la polpa gustosissima.

Teluk Kabui e Batu Pensil

Nell’area di Teluk Kabui si trova un’altra bellezza delle Raja Ampat. Le isole in quest’area hanno un aspetto diverso rispetto agli altri panorami. Il Batu Pensil è la star indiscussa del posto: uno spuntone di roccia che fuoriesce dall’acqua ergendosi verso il cielo per 15m, che pare essere la sentinella che veglia sui pescatori e le loro imbarcazioni.

Volti unici quelli dei pescatori, come quello di quest’uomo che si mette in posa per farsi fare le foto senza alcun imbarazzo: lo abbiamo trovato seduto su una roccia. Dallo sguardo sereno, ci è parso il custode di quest’altra parte dell’area Teluk Kabui, che offre un altro panorama da sogno. È una località meno frequentata. Le scale per arrivare sulla cima all’isola sono meno rifinite, e c’è anche la banchina in legno dove ormeggiare il natante in andana. Questi due luoghi ci hanno dato delle sensazioni diverse rispetto ai precedenti posti visitati. Se in quelli visti fino ad ora c’è l’effetto wow, qui si percepisce una sensazione di quiete che invita a trattenersi.

Kri Island e Friwen Wall

Le Raja Ampat sono l’Eden per chi vuole fare snorkeling e immersione. Segnaliamo Kri Island e Friwen Wall davanti alla Friwmunday Wall Homestay. Quest’ultima non richiede particolari attrezzature, bastano un boccaglio e una maschera per godere dello spettacolo sott’acqua.

Waisai Island e D’Coral Paradise Resort

A Waisai Island, l’ultima località che vi segnaliamo, si trova il D’Coral Paradise Resort dove abbiamo soggiornato per tutta la nostra permanenza alle Raja Ampat. Lo segnaliamo soprattutto per la bellezza del fondale marino che possiamo ammirare direttamente dalla nostra suite: una palafitta posizionata direttamente in mezzo al mare; e per i meravigliosi tramonti che si possono godere fino all’ultimo raggio di sole. Qui ne abbiamo visti diversi, uno più bello dell’altro, e ci siamo chiesti se abbiano stipulato un contratto con una qualche divinità per avere sempre un cielo con tramonti così intensi e addirittura un arcobaleno di benvenuto.

L’arcipelago dei sapori

Tantissime le isole che compongono l’Indonesia, come tante le sfumature dei sapori del cibo che variano da zona a zona.
Il viaggio, come spesso raccontiamo, è fatto anche di sapori che sono l’altro volto di un popolo.

Anche qui, come in ogni nazione, ci sono i piatti tipici, che possiamo definire “nazionali”. Questi i 5 big:
– il “Nasi Goreng” un piatto unico molto ricco a base di riso fritto, carne pesce e verdure;
– il “Gado-Gado” un’insalata di verdure condita con una salsa di arachidi;
– il pesce grigliato con condito con il “dabu dabu sambal” un mix di peperoncini rossi e verdi, scalogno e pomodoro;
– il Satey (spiedini arrostiti) di pollo con salsa alle arachidi;
– il “Papeda ikan kuah kuning” una zuppa di pesce giallo.

Dai piatti tradizionali siamo andati a scoprire quelli molto semplici, ma veramente gustosi delle Raja Ampat. Alla base di quasi tutte le pietanze che abbiamo mangiato sono composta da spezie, riso, latte di cocco, verdure fresche, pesce e carne di pollo.

I pasti principali sono tre: la colazione, il pranzo e la cena. Il riso bollito non manca mai, è servito per accompagnare qualsiasi pietanza, ed è un po’ come per noi il pane.

I piatti che rimarranno indimenticabili, che le nostre papille gustative hanno molto apprezzato, sono i gamberi appena pescati cotti alla brace, il favoloso pollo piccante e le frittelle di verdure.

Tra gli snack ce ne sono due goduriosi che non possiamo non raccontarvi:
– il cocco fresco, del quale prima si beve il latte e poi una volta spaccato a metà con un macete, si mangia la polpa tenera come un budino e dal sapore quasi paradisiaco;
– le Camilan Pisang goreng, cioè delle piccole banane fritte che vengono servite come antipasto o per merenda. Ci sono diverse versioni, quelle cosparse di cioccolato e formaggio vaccino grattugiato (keju) o quelle coperte con uno sciroppo di ananas, con o senza formaggio: una bontà. Noi ne abbiamo fatto una scorpacciata.

Il ricordo legato alle Camilan Pisang goreng è soprattutto a Friwen Island dove, durante il meraviglioso pranzo organizzato sulla spiaggia, abbiamo mangiato queste bananine ancora bollenti, accompagnate questa volta, da una salsa al peperoncino: veramente eccezionali.

Su quest’isola abbiamo scoperto un’altra delizia: il Kecap Manis. Una salsa di soia dolce e densa utilizzata sia per cucinare che per condire a freddo il riso o le verdure.

Trovare i piatti già serviti da gustare è per noi un piacere. La nostra curiosità, non si limita alla degustazione, ci spinge a vedere il dietro le quinte, dove si reperiscono le materie prime, perché si sa, che un piatto nasce innanzitutto al mercato. Quello di Sorong è stato la nostra tappa. Il mercato è diviso in due parti, quasi nette, quella del pesce e quella delle verdure, frutta e spezie.

Il mercato del pesce ci ha fatto ricordare l’opera il “Grande mercato del pesce” di Jan Brueghel il Vecchio, ma qui è tutto molto più spartano e semplice e ci sono soltanto uomini a lavorarci e a trattare la vendita. Se molti sono intenti a sistemare il pescato, ne trovi altri, nascosti in un cantuccio che giocano a carte. Situazioni che si ripetono in ogni parte del mondo attraverso i secoli. Ci tornano in mente “I giocatori di carte” di Cézanne. Ci allontaniamo; non vogliamo distrarre i giocatori, non vorremmo essere gli ignari complici di qualche imbroglio magari come quello de “I Bari” di Michelangelo Merisi.

Il mercato delle verdure della frutta e delle spezie è gestito dalle donne che danno il loro tocco, sistemando in modo perfetto ogni piccolo bancone coi prodotti di Madre Natura. Qui abbiamo trovato e comprato tantissime e profumatissime spezie, dopo esserci informati quale fosse la quantità consentita per non avere problemi in aeroporto, perchè ci piace portare a casa i sapori di un luogo.

Se il mercato è un viaggio nel viaggio, quello dello street food di Giacarta è un’altra esperienza, per noi ultima tappa prima del rientro. Qui abbiamo trovato diverse pietanze fritte al volo o cotte al momento e servite in cartocci, pronte per essere consumate. Ci è quasi sembrato, per qualche istante, di essere in Italia per i tanti Satey che vengono cotti per strada che sembrano gli arrosticinini abruzzesi sulle fornacelle.

Se volete maggiori dettagli per vivere la vostra esperienze alle Raja Ampat potete visitare il sito ufficiale del Ministero del Turismo Indonesiano www.indonesia.travel oppure scriverci direttami qui.

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