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CHARMEWORLD REPUBBLICA DOMINICANA

Santo Domingo de Guzmán: la Capital

Santo Domingo

La Capital, così la chiamano i dominicani Santo Domingo de Guzmán: la capitale della Repubblica Dominicana, tornata a chiamarsi con il nome originale dal dicembre 1961 dopo il periodo di Truijllo. È la città del primo insediamento europeo delle Americhe, sulla costa meridionale dell’isola di Hispaniola, la seconda isola delle Antille per superficie. Il primissimo nucleo di Santo Domingo, fondato nel 1498, da Bartolomeo Colombo, fratello di Cristoforo, sulla sponda orientale del fiume Ozama, fu, fin da allora, una capitale, ma della prima colonia spagnola nel Nuovo Mondo.

Si chiamava Nueva Isabela

Si chiamava Nueva Isabela, in onore della regina Isabella I di Spagna. Il sito, devastato da un uragano, fu ricostruito nel 1502 nella posizione attuale, sulla riva occidentale del fiume. Artefice dello spostamento il governatore Nicolas de Ovando, il quale gli diede l’odierno nome e lo schema a scacchiera divenuto un riferimento per quasi tutti gli urbanisti del Nuovo Mondo. Ovando fu crudelissimo con i nativi d’America li decimò e ridusse in schiavitù implacabilmente dando anche inizio all’immigrazione degli africani.

Incrocio di culture

È qui a Santo Domingo “che per la prima volta si sono incrociate le culture autoctone, europee e africane e dove si è sviluppata la comprensione multiculturale in totale sincronia di conoscenze, lingue, credenze ed esperienze. Inoltre, è la città coloniale di Santo Domingo dove il frate domenicano Fra Antonio Montesino lanciò il suo appello per il diritto naturale degli indigeni, segnando l’inizio della lotta per i diritti fondamentali dell’umanità”. (1)

Ciudad Colonial

La Ciudad Colonial fu il punto di partenza della maggior parte delle spedizioni. Il luogo da dove partirono per la diffusione della cultura europea e la conquista del continente. Dal suo porto salparono, alla ricerca di nuove terre, i conquistadores come Ponce de Leon, Juan de Esquivel, Herman Cortes, Vasco Núñez de Balboa, Alonso de Ojeda e molti altri.

Patrimonio dell’Umanità

Oggi, 106 ettari su una superficie della capitale di 104,44 km², sono iscritti nella lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco. “Un’area delimitata da mura, bastioni e fortificazioni, 32 strade che attraversano 116 isolati, con costruzioni a uno o due livelli con muri in pietra, mattoni o terra. La pianta originale, la scala delle strade e gli edifici sono quasi totalmente intatti; è l’unico centro urbano vivente che conserva le caratteristiche del XV secolo. La Città Coloniale di Santo Domingo di Guzmán mantiene in sostanza la struttura, l’uso e le funzioni che hanno caratterizzato le prime costruzioni al momento della sua fondazione, preservando la sua integrità e autenticità.”(2) 

La città delle prime volte

Santo Domingo è la città delle prime volte nel Nuovo continente. Il reticolo urbano e la sua Plaza Mayor, con tanti alberi e al suo centro la statua a Cristoforo Colombo, in onore del quale nel 1887 fu ribattezzata pure la piazza, Parque Colòn appunto, sono stati di riferimento per le nuove città delle Americhe.

La Prima Cattedrale

Su questa piazza visitatissima dai viaggiatori e turisti, si affaccia, in stile gotico spagnolo, la magnifica Santa Iglesia Catedral Basílica Nuestra Señora de la Encarcación o Anunciación, Primada de América. Non capiremo mai perché i nomi delle persone e dei luoghi in America latina siano spesso infiniti. Costruita tra il 1510 e il 1540, è la prima cattedra vescovile e la chiesa più antica del nuovo mondo. Immaginate cosa devono aver provato i fedeli del XVI secolo quando varcarono la porta principale la prima volta.

La curiosità su Colombo

La curiosità di questo luogo è quella avvenuta del 1877. In seguito ad alcuni lavori di restauro condotti al suo interno, fu riportata alla luce una cassa di piombo recante la scritta con “Cristobal Colòn”. Si è pensato subito ai resti del celebre esploratore. Un mistero non risolto, poiché, Colombo pare sia sepolto a Siviglia. I dominicani però non hanno dubbi e nel 1992, in occasione del 500° anniversario della scoperta delle Americhe, i resti del navigatore sono stati traslati nel Faro di Colombo. Un enorme monumento commemorativo eretto per l’occasione, anch’esso da visitare e visitabile. In fondo alla pagina tutta la vicenda.

El Beaterio, Convento de los Dominicos e la Universidad Santo Tomás de Aquino

El Beaterio venne istituito nel 1530, accoglieva donne e fanciulle di tutte le età, spagnole e meticce, in difficoltà. Fu il primo Beaterio domenicano a Santo Domingo prima del suo trasferimento al Convento Regina Angelorum. Ospitava Suor Leonor de Ovando e Doña Elvira de Mendoza, le prime poetesse delle Americhe”.

Il Convento dell’Ordine Domenicano sorge in Calle Padre Billini, il religioso è ricordato per l’impegno continuo profuso. Il suo ricordo è rimasto così radicato nella memoria dei dominicani da esser citato nella risposta che si da a qualcuno che esagera nelle richieste: “Tu pensi che io sia Padre Billini”. Torniamo al convento. La sua costruzione avvenne congiuntamente alla cattedrale, quando arrivarono i primi frati a Santo Domingo, nel 1510. Agli stessi frati si deve la costruzione dell’università adiacente, il primo ateneo delle Americhe, l’Università di San Tommaso d’Aquino, creata nel 1538 mediante la bolla papale In Apostolatus culmine di Papa Paolo III.

Il Sermone dell’Avvento

È da questo convento che frate Antón de Montesinos, diventò il primo sostenitore dei diritti umani nelle Americhe, facendosi portavoce degli abusi subiti dalla popolazione Taino, quando pronunciò il famoso Sermone dell’Avvento nel 1511. È giusto ricordarlo che i nativi dell’isola per la ferocia dei conquistadores, per le malattie ad essi trasmesse e le condizioni di vita a loro imposte, passarono da 500.000 nel 1492 a 60.000 unità nel 1508.  

Puerta del Conde e Parque de la Independencia

A Puerta del Conde, il 27 febbraio 1844, avvenne la proclamazione dell’indipendenza della nazione da parte di Francisco del Rosario Sánchez, uno dei padri fondatori della Repubblica, il quale issò la bandiera dominicana proprio qui. Il rettangolo di stoffa, simbolo della nazione, mosso dal leggero vento, ha una croce bianca nel mezzo, simbolo di pace, che divide in quattro campi la bandiera. Due settori sono tinti di blu, simbolo di libertà e due sono rossi che rappresentano il sangue versato dai liberatori della patria.

L’unica bandiera al mondo

Nel mezzo della croce lo scudo dominicano, sopra al quale campeggia il cartiglio con le parole “Dios, Patria, Libertad“. La curiosità: la bandiera è l’unica al mondo su cui è ritratta la Bibbia. Il testo sacro è aperto sulla “pagina” del capitolo 8 di Giovanni ai versetti 31-32, che recitano: Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»”.

Ruinas del Hospital San Nicolas de Bari e la Iglesia de Nuestra Señora de la Altagracia

Fu l’Ospedale costruito tra il 1503 e il 1508, quando Nicolás de Ovando era governatore, il primo delle Americhe. Oggi restano solo le suggestive rovine abitate dai tanti piccioni che vi hanno trovato riparo. Nei pressi dell’ospedale si trova la Iglesia de Nuestra Señora de la Altagracia, eretta dal 1503 d.C., completata nel 1552 d.C. e poi ricostruita nel 1920. L’importanza di questo tempio è legata alla devozione di tutta l’America latina per la Nuestra Señora de la Altagracia. A lei è, infatti, dedicato a Higuey un enorme santuario, inaugurato e visitato tre volte da papa Giovanni Paolo II, e visitatissimo dai fedeli in pellegrinaggio. Nelle sue vicinanze le abitazioni che furono la location scelta per le scene “cubane” del film Il Padrino parte II, vincitore di sei premi Oscar nel 1975.

Monastero di San Francisco

Il Monastero di San Francisco è un’altra delle opere volute da Nicolás de Ovando. La costruzione iniziò con l’arrivo dei padri francescani nel 1508 e fu completata nel 1560. Detiene il primato di primo monastero francescano del Nuovo Mondo. La parte principale della chiesa è iniziata nel 1544 e terminata nel luglio 1556. Nel 1586 fu saccheggiato dal pirata inglese Francis Drake. Durante l’assedio di Santo Domingo nel 1809, i francesi collocarono l’artiglieria sul tetto della chiesa principale. Fu tagliata la volta e al suo posto fu posta una pedana di legno con artiglieria. La situazione in cui versa è dovuta ai danni provocati da due terremoti. Le rovine sono note nella capitale per essere uno dei punti di ritrovo. Tutte le domeniche, fungono da palcoscenico per concerti di merengue che animano l’area e dove molti dominicani si ritrovano a divertirsi.

Casa de los Dulces e Museum of Rum

Per riprendere un po’ fiato e staccare dal giro storico, a pochi passi dal Monastero di San Francisco, per i più golosi, si trova la Casa de los Dulces un posto imperdibile per fare scorta dei dolci tipici della Repubblica Dominicana. Poco più avanti il Museum of Rum, Bar & Museo del Ron Dominicano, dove scoprire come nasce la famosa bevanda con tutti gli strumenti del passato in mostra, veri e propri reperti storici, con addirittura un alambicco d’epoca, proveniente da Como. Qui ci si accomoda per sorseggiare un rum classico o uno aromatizzato che soddisfa tutti i palati. Pensate! Ce n’è persino uno alla banana.

Alcázar de Colón e Plaza de España

La più antica residenza vicereale del continente è anche il primo palazzo fortificato. In stile gotico e rinascimentale, è stato la residenza di Diego Colombo, figlio di Cristoforo e di sua moglie, la nobile più potente e di più alto rango d’America nel XVI secolo: María de Toledo, nipote di Ferdinando II d’Aragona. Il Palazzo Alcazar de Colón, completato nel 1512 è, oggi, uno dei musei della città coloniale e si affaccia sulla bellissima Plaza de España. In mezzo alla piazza si erge la statua di Nicolás de Ovando. Sulla piazza si affacciano anche tanti localini con tavoli e sedie sistemati all’esterno dove potersi sedere e godere della vista della città, sorseggiando qualche drink, soprattutto al tramonto. In piazza può capitare di assistere a qualche concerto, a spettacoli o ai festival, in mancanza, è l’ideale per fare una semplice passeggiata.

Museo de las Casas Reales e Plaza Reloj de Sol

ll Museo della Casas Reales è stato il Palazzo Reale, la residenza del Governatore spagnolo e sede della camera del tesoro e del tribunale di corte. Il museo consente un viaggio nella storia della Repubblica Dominicana, dal periodo coloniale partendo da 1492 fino alla prima indipendenza dalla Spagna nel 1821. Il museo si affaccia sulla grande piazza aperta chiamata Plaza Reloj de Sol, che significa Piazza della Meridiana. Qui si trova la meridiana, realizzata nel 1753, il primo orologio autorizzato dagli spagnoli nel Nuovo Mondo.

Panteón de la Patria

Il Panteón de la Patria sorge in Calle Las Damas. È sorvegliato ventiquattrore su ventiquattro da un picchetto d’onore della guardia presidenziale. È una ex chiesa gesuita del XVIII secolo che custodisce le salme di molti eroi nazionali, tra cui Gregorio Luperón, Salomé Ureña, José Núñez de Cáceres, Concepción Bona, Emilio Prud’Homme, Juan Sánchez Ramírez e María Trinidad Sánchez.

Fortaleza Ozama

Costruita dagli Spagnoli all’inizio del XVI secolo, fu la prima struttura militare permanente delle Americhe. La sua costruzione segnò l’inizio del periodo coloniale, vide sventolare sui suoi spalti le bandiere di Spagna, Inghilterra, Francia, Haiti, Gran Colombia, Stati Uniti e Repubblica Dominicana. La curiosità: Cristoforo Colombo, incredibile ma vero, trascorse qui un periodo da prigioniero.

Santo Domigo passato e presente

La città non è solo passato, offre tutto quello che una metropoli può offrire, dai centri commerciali dove fare lo shopping, ai localini dove imparare a ballare il merengue e la bachata, ai negozi di ogni genere e magari fare anche un viaggio culinario coi diversi ristoranti, anche questi espressione delle diverse culture della capitale.

Santo Domingo è stata consacrata Capitale Gastronomica per ben due volte negli ultimi cinque anni, proprio per la varietà delle proposte. Naturalmente anche qui è facile trovare belle spiagge allontanandosi poco fuori dal centro.

Malecón

Malecón de Santo Domingo è praticamente un lungomare di 15 km che costeggia il mar dei Caraibi, il cui vero nome è Avenida George Washington. È uno dei luoghi simbolo di Santo Domingo, che è stata nel 2010 la Capitale Culturale delle Americhe. Il lungomare di Malecón è famoso per gli hotel, i ristoranti e i locali notturni che sorgono fronte mare. Inizia a popolarsi nel pomeriggio e al tramonto e la sera diventa particolarmente vivace.

Ti seduce e resta nel cuore

Santo Domingo ha diverse anime, a volte contraddittorie. È un cocktail: è un museo a cielo aperto per via della Ciudad Colonial, è una metropoli, una città balneare e non solo. È il centro politico e degli affari ma lo spirito dei dominicani rende tutto sempre leggero, informale e rilassato. Gli eroi nazionali del presente e del passato sono onorati da tutti, compresi quelli sportivi. La Capital, Santo Domingo de Guzmán seduci e resti nel cuore.  

Il nostro viaggio in Repubblica Dominicana è stato organizzato in partnership con il
Ministero del Turismo del Repubblica Dominicana



Dov’è sepolto Cristoforo Colombo?

Cristoforo Colombo muore a Valladolid in Spagna il 20 maggio 1506. Il genovese espresse sul testamento la volontà di essere sepolto in America. I suoi resti, però, rimasero nella Cripta del Convento dell’Osservanza, dei frati francescani, a Valladolid.

Spostato presso il Convento di Santa Maria de las Cuevas, a Siviglia, al quale nel 1526 sarà affiancato quello del figlio Diego.

Torna a Santo Domingo

Il 2 giugno 1537, su richiesta di Maria di Toledo, viene autorizzata la traslazione della salma di Colombo per essere definitivamente inumato nella Cattedrale di Santo Domingo de Guzmán. La moglie di Diego, figlio di Cristoforo, riportò entrambi i Colombo a Santo Domingo rispettando le loro volontà in punto di morte. Nel 1795, quando gli Spagnoli cedettero alla Francia il territorio dominicano dopo la stipula del Trattato di Basilea si decise di traslare di nuovo le ossa del navigatore.

Va a Cuba

Il 21 dicembre 1795 partono le spoglie mortali di Colombo, che giungono a L’Avana il 15 gennaio 1796. Tumulate nuovamente nella Cattedrale dell’Avana. Resteranno lì fino al 26 settembre 1898, quando il corpo fu spostato nuovamente alla Cattedrale di Siviglia e deposto, nel 1902, in un monumento realizzato appositamente.

La scoperta i Cattedrale

La vicenda però si complica. Durante i lavori all’interno della cattedrale di Santo Domingo, nel 1877, degli operai ritrovano una cassa di piombo contenenti delle ossa recante l’iscrizione “resti del glorioso ed eminente Cristobal Colon”. Le autorità della Repubblica Dominicana giunsero immediatamente alla conclusione che fossero i veri resti di Cristoforo Colombo e che nel 1795 siano stati esumati altri resti.

Il faro di Colombo

I colpi di scena, però, non sono finiti. Nel 1992, in occasione del 500° anniversario della scoperta delle Americhe compiuta dal genovese, i resti ritrovati a Santo Domingo vengono ufficialmente trasferiti in un mastodontico monumento a forma di croce, costato milioni di dollari: il «Faro di Colombo». Ma la controversia tra Santo Domingo de Guzmán e Siviglia non è chiusa. Si decide, così, di effettuare le analisi del DNA sui resti conservati in Spagna, comparandoli con quelli del suo secondo figlio Fernando, i cui resti mortali non hanno mai lasciato la Cattedrale di Siviglia.

Una questione ancora aperta

Le analisi non hanno sciolto completamente i dubbi in quanto mancano le analisi coi resti che sono all’isola di Hispaniola. C’è da aggiungere che il corpo di Colombo fu inumato, su espressa richiesta dell’ammiraglio, insieme alle catene che furono usate quando fu imprigionato. L’importante dettaglio pubblicato in un‘opera di Ferdinando Colombo, nel 1571, sono un tassello che si aggiunge al mistero di questa vicenda. Certo è, a Santo Domingo sono convintissimi, i loro resti sono quelli autentici.

(1) (2) Sito UNESCO


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