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San Floriano a Forni di Sopra

San Floriano Forni di Sopra volta abside presbiteriale

Sotto le Dolomiti più antiche

La chiesetta di San Floriano nella frazione di Celle è il piccolo gioiellino da non perdere se vi trovate nel comune di Forni di Sopra in Friuli Venezia Giulia. Eretta nel cuore della valle di Forni “accerchiata” dalle Alpi Carniche e le Dolomiti più antiche, quelle Friulane. Il luogo di culto è stretto tra la via Nazionale e il fiume Tagliamento. Il fiume nasce poco più a monte vicino al passo Mauria percorrerà 178 chilometri prima che le sue acque si mescolino con quelle salate dell’Adriatico. L’edificio ha la facciata a capanna intonacata, le pietre angolari a vista, una piccola vela campanaria e il tetto ricoperto da scandole di legno. La chiesa è orientata secondo il tradizionale orientamento est-ovest senza tradire quello dell’edificio originario citato in un documento per la prima volta nel 1038.


Il santo che protegge dagli incendi

La pianta è rettangolare. L’interno è suddiviso in due parti: quello dell’assemblea e quello presbiteriale a pianta quadrata che simboleggia con questa forma geometrica il “Dio fatto carne”. Titolare della chiesa è san Floriano il santo che protegge dagli incendi e dalle inondazioni. Fu un soldato romano martirizzato nel 304, il cui corpo fu poi gettato in un fiume in terra austriaca. La devozione a questo santo è particolarmente diffusa in Friuli, nell’Alto Adige e in Austria.

Il santo è rappresentato in tutti modi. È posto a protezione delle cittadine e degli edifici dai temuti incendi che capitavano con frequenza in questi paesi di montagna, costruiti quasi interamente in legno, a causa dei camini spesso accesi per tenersi al caldo dal freddo pungente. Entriamo nella chiesa passando dall’ingresso a ovest quello di fronte al fiume. I fedeli del luogo considerano il vero motivo dell’orientamento della chiesa. Simbolicamente san Floriano è come se attingesse l’acqua direttamente dal fiume scongiurando gli incendi degli edifici di Forni di Sopra.


Gli affreschi e la pala d’altare

La pala d’altare e gli affreschi sono il motivo della visita. L’opera è del pittore Andrea Bellunello al secolo Andrea di Bortolotto, che la firma e la data nell’anno 1480. Un polittico in cui san Floriano è raffigurato al centro, con le vesti di cavaliere che sorregge un castello in fiamme. Il ciclo di affreschi è di Gianfrancesco da Tolmezzo aiutato dai suoi allievi, del 1500. Considerati di valore artistico i 4 dottori della chiesa Ambrogio, Agostino, Gerolamo e Gregorio Magno affrescati sulla volta dell’abside. Interessante anche parte degli affreschi realizzati sulla superficie dell’intradosso dell’arco che precede il presbiterio dove sono ritratte soltanto figure di sante. È come se l’artista volesse sottolineale che occorrano le donne per avvicinarsi al Dio fatto uomo, che le donne siano fondamentali.


Spazio alle donne e al femminile che è in noi

È certamente una nostra libera interpretazione, dopo secoli dove la misoginia è stata così radicata all’interno della Chiesa e a livello sociale, sfociando in violenza vera e propria, che ha danneggiato non poco le donne. Basti pensare alle donne di potere dell’epoca che avevano le qualità, le capacità politiche e amministrative, venivano descritte come “virili”, sminuendo l’aspetto femminile. Come se essere donna e femminile non siano elemnti sufficienti per essere alla guida di un popolo, che occorra essere virili per governare bene. Ci piace prendere ad esempio questo affresco, immaginarlo come un segno, una sorta di riscatto, per ridare il giusto peso ed equilibrio al rapporto donna uomo, femminile e maschile anche in relazione al divino che di questi tempi necessita essere riflettuto nuovamente per compiere quei passi necessari per la parità che va oltre i sessi e i generi.


Ti è piaciuto il nostro racconto sulla chiesetta di San Floriano? Se vuoi sapere qualcosa in più su Forni di Sopra clicca qui.

È una destinazione che fa parte delle Alpine Pearls, per vedere le altre cliccate qui.

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Questo racconto è stato scritto ascoltando Rubini di Mahmood ed Elisa



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