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Sigiriya: potere e poesia

Sigiriya il “manoscritto” di Kasyapa I

Dall’orizzonte delle pianure centrali dello Sri Lanka, Sigiriya emerge come una visione, un monolite ellittico di oltre 180 metri, scolpito dal tempo e incoronato da antiche rovine. Lontana dal clamore dei centri urbani, circondata da fitte selve tropicali e da bacini per l’irrigazione, Sigiriya si rivela a chi la osserva come un’opera viva, che cambia colore con la luce del giorno, ora ocra, ora bronzo, rosso vivo all’alba e di fuoco al tramonto. Non è solo una montagna è un “manoscritto” di potere e spiritualità, dove la volontà di Kasyapa I si è fatta pietra, giardino, specchio d’acqua e affresco.

Costruita per difendersi

La costruzione di Sigiriya è storicamente collocata nel periodo successivo all’usurpazione del trono da parte di Kasyapa I, il quale spodestò e fecendo assassinare brutalmente il padre, re Dhatusena. Temendo la vendetta del legittimo erede Moggallana, rifugiatosi in India, Kasyapa trasferì la capitale da Anuradhapura a un luogo strategicamente inespugnabile, una rupe isolata, che trasformò in una cittadella-fortezza, al contempo reggia, bastione e rifugio.

Alla base della roccia

Kasyapa è il costruttore e il tiranno, è l’artista e il guerriero, è colui che volle una reggia del piacere e del potere, che domina il paesaggio attorno, con una raffinata architettura senza precedenti. L’intero complesso si sviluppa secondo una pianta ellittica, orientata secondo i punti cardinali. Alla base dell’imponente roccia si estende un sistema complesso di giardini, canali e vasche, abitate da piccoli coccodrilli e pesci: sono tra i più antichi esempi di giardino paesaggistico strutturato dell’Asia meridionale. I giardini idraulici e simmetrici, attraversati da ponti e fossati, segnavano l’ingresso all’antica cittadella, i cui resti perimetrali rivelano le fondamenta di sontuosi edifici in legno oggi scomparsi.

Il leone e i suoi artigli

Man mano che si sale, la roccia si popola di terrazze, scale e rampe scavate nella pietra, culminando, al termine della salita, su un piazzale dove due colossali zampe con gli artigli scolpiti nella roccia segnalano l’ingresso alla sommità. Le zampe con gli artigli sono quel che resta della scultura monumentale di un leone rampante, simbolo di regalità e protezione. Qui si accedeva e si accede anche oggi, sull’area più in alto, passando su una scala in metallo zigzagante ancorata alla parete, a quei tempi si pensa fosse in legno.

La concezione del vivere per un re

Mentre si salgono i gradini, in silenzio per non disturbare i gigantesci favi delle api ancorati alle pareti scoscese, sperando che le scimmie non si mettano a giocare con gli zaini e gli indumenti, si giunge alla parte più esclusiva del palazzo, alle terrazze, ai padiglioni, alle piscine artificiali, che testimoniano la concezione di Kasyapa del vivere, sospesa tra cielo e terra. Un trono di pietra, levigato e rivolto a oriente, pare fosse il punto prediletto dal re per contemplare l’alba e i suoi sudditi danzanti nella piana sottostante.

Muro a Specchio

Scendendo si passa nel celebre Muro a Specchio o parete a specchio, una superficie lucidata che rifletteva un tempo il volto di chi vi passava sulla quale sono conservati centinaia di graffiti poetici in antico singalese. Sono i segni della continua frequentazione al sito anche nei secoli successivi all’abbandono della corte reale.

La pittura murale di livello altissimo

Verso metà della discesa, prima di una scala elicoidale che conduce di nuovo a valle, si trovano i celebri affreschi femminili di eteree figure, forse apsaras: uno spirito femmina delle nubi e delle acque della mitologia buddista, o concubine, vestite di ornamenti raffinati, dipinte con una tecnica in dialogo con gli affreschi delle grotte di Ajanta, in India. Questi dipinti sono tra le massime espressioni della pittura murale del VI secolo d.C., la loro qualità suggerisce un livello tecnico altissimo.

Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO

Sigiriya si erge come un monumento senza tempo, dove la pietra narra storie di potere, arte e spiritualità. La sua unicità risiede nella fusione armoniosa tra ingegneria avanzata, estetica raffinata e simbolismo profondo. La fortezza non è solo una testimonianza della maestria architettonica del V secolo, ma anche un riflesso della complessa psiche di Kasyapa, il re che cercò redenzione attraverso la grandiosità. Dopo la scomparsa di Kasyapa, morto suicida nel 495 d.C., Sigiriya fu abbandonata come capitale e trasformata in monastero buddista, mantenendo la sua sacralità per secoli.

Il museo…

Il Museo di Sigiriya inaugurato nel 2009, situato all’ingresso del sito archeologico, è il moderno centro espositivo costruito sulle acque, dalle quali si innalzano verso il cielo i fiori loto. Troverete al suo interno il plastico topografico dettagliato di Sigiriya e dei suoi giardini, utile per comprendere la complessità dell’antico insediamento, le riproduzioni degli affreschi delle “fanciulle celesti”, gli oggetti archeologici rinvenuti durante gli scavi: ceramiche, monete, utensili, frammenti architettonici. Le iscrizioni e graffiti del Muro a Specchio, con traduzioni e analisi dei versi poetici lasciati dai visitatori nei secoli.

Oggi, riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, continua a ispirare studiosi e visitatori, rappresentando un ponte tra passato e presente, tra realtà e mito.


Siamo stati in Sri Lanka in collaborazione con il Sri Lanka Tourism Promotion Bureau.
Per arrivare abbiamo volato in partnership con Etihad, la compagnia aerea più ecologia al mondo.
La logistica a terra è stata curata da Royal Holidays Sri Lanka.

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