Lago di Carezza: il lago dell’Arcobaleno delle Dolomiti

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Ci sono luoghi che non si attraversano, si assorbono. Il Lago di Carezza è uno di quei posti che ti trovano prima ancora che tu li trovi.
Appare all’improvviso, come un segreto custodito tra gli abeti, un frammento di luce liquida che cambia colore mentre lo guardi.

Gli abitanti della Val d’Ega lo chiamano Lec de Ergobando, il “Lago dell’Arcobaleno”. Un nome che non è poesia, ma realtà.

Noi ci siamo arrivati durante il nostro soggiorno all’Olympic SPA Hotel in Val di Fassa, una delle basi più belle per esplorare questa parte delle Dolomiti. E il Carezza, con quel suo silenzio che vibra, è stata la tappa che non avevamo previsto ma che ci è rimasta addosso.

Un lago che indossa la luce

Il Carezza non riflette soltanto: interpreta.
All’alba è una carezza verde, a mezzogiorno un’esplosione turchese, al tramonto diventa un respiro blu profondo. È come se la luce fosse parte dell’acqua, non un ospite. Mentre lo guardi cambiare capisci perché qui il tempo sembra rallentare.

La leggenda che galleggia sull’acqua

Dicono che nelle sue profondità vivesse Ondina, una ninfa bellissima.
Il mago Masarè, innamorato di lei, cercò di conquistarla con un arcobaleno costruito solo per lei. Ma quando Ondina lo vide, si spaventò e scomparve. Il mago, disperato, ruppe l’arcobaleno e lo gettò nel lago. Quei colori impossibili che ancora oggi brillano sulla superficie sono, dicono, i frammenti di quella magia infranta.

Un ricordo che non passa

Ci sono laghi che fotografi e poi dimentichi: e poi c’è il lago di Carezza, che resta. Resta nei colori, nel silenzio, in quel riflesso perfetto del Latemar che ti obbliga a fermarti. Resta nel respiro lento della montagna che ti ricorda quanto sia semplice, a volte, lasciarsi incantare.

Forse la leggenda aveva ragione: ci sono arcobaleni che non se ne vanno. Alcuni scelgono un lago, vi si tuffano e ci rimangono per sempre.